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Da Suez allargato pochi i vantaggi (ma ci guadagnano i Paesi Bassi)

Nella foto: Nereo Marcucci

ROMA – Scusatemi l’incipit, ma come si dice a Roma, quando ce vò ce vò. Dunque, stiamo assistendo a un continuo dibattere a livello di governo, e anche dentro il governo, su temi che sono certo fondamentali (Finanziaria etc.) ma che non sfiorano nemmeno le problematiche della logistica nazionale, che pure è più che urgente. Unica eccezione, l’emergenza ponte Morandi di Genova. Che merita tutto l’impegno, ma non basta. E allora? Allora viene a mente dai recessi scolastici la locuzione di Tito Livio: Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.

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Alla fine di settembre, con in corso l’importante “settimana” di Napoli cui dedichiamo oggi alcune pagine e molti interventi, stiamo assistendo a una corsa davvero determinante di buona parte del sistema logistico europeo nei confronti della grande promessa (o grande sfida) della “Silk Roads”  cinese. Non che l’Italia non se ne occupi: c’è stata una delegazione a Chengdu, Alis è andata ad Alessandria d’Egitto a incontrare i cinesi che stanno colonizzando l’Africa, in queste ore l’argomento fa parte della Shipping Week partenopea. Ma quello che sembra ancora non a punto – almeno non perfettamente a punto – è una strategia non solo nazionale ma almeno europea per porsi nei confronti della “Silk Roads” non in ordine sparso, all’arrembaggio. Non c’è porto italiano, sia sulla costa Est che su quella West, che non si ritenga degno di diventare terminale delle rotte marittime. Eppure l’essere su una penisola che sembra l’invito ufficiale fornito dalla geografia come porta Sud dell’Europa, non basta. E non basta il potenziamento del canale di Suez. Come ha recentemente scritto il presidente di Confetra Nereo Marcucci,  commentando i dati più attuali della Suez Canal Authority, “il totale delle merci in arrivo e partenza nei nostri porti ha avuto dal potenziamento di Suez solo un minimo incremento (+0,9%) mentre Grecia e specialmente i Paesi Bassi (questi ultimi assai fuori portata) hanno avuto un aumento del 14,8%. Consoliamoci: alla Spagna, ricorda Marcucci, è andata peggio che a noi, con un calo del 6,9%. Marcucci ha chiosato, giustamente: “La prossimità mediterranea della penisola non è da sola sufficiente ad attirare maggiori quote del traffico che passa da Suez”.  secondo l’Istat, c’è da aspettarsi dagli ultimi trimestri di quest’anno ulteriori rallentamenti. Morale: la logistica, la pianificazione della portualità, una politica nazionale davvero focalizzata su traffici e reti trasportistiche terra/mare/cielo sono più che un’urgenza. Sono l’Urgenza.

A.F.

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Pubblicato il
26 Settembre 2018
Ultima modifica
1 Ottobre 2018 - ora: 17:18

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