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Sui presidenti vanno al Tar Bari e Brindisi

BARI – Scricchiola l’intesa politica che sarebbe stata raggiunta, pochi mesi fa, tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli ed il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola: un’intesa che aveva condotto alla riconferma a Bari di Franco Mariani, legato alla sinistra D’alemiana, alla nomina a Brindisi di Hercules Haralambides, sponsorizzato dall’allora sindaco Mennitti, ora dimessosi per ragioni di salute, ed infine di Sergio Prete a Taranto, designato dal Comune governato dalla sinistra.

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Un’intesa a sinistra che – si era sussurrato – dovesse essere bilanciata dalle successive nomine dei segretari generali: Bari e Taranto al centro-destra e Brindisi alla sinistra.

In realtà a Bari Mariani ha subito proceduto alla conferma dell’uscente Mario Sommariva – come peraltro era largamente scontato, visto che Sommariva è stato “bocciato” da Gallanti nelle sue aspirazioni su Livorno – realizzando così un “monocolore” di sinistra. Per la segreteria di Brindisi e Taranto sopravvivono invece due soluzioni burocratiche interne, che qualcuno considera precarie.

La nomina di Haralambides è stata subito impugnata e su di essa si pronuncerà presto il Tar Lecce, per un’accusa di illegittimità non di poco conto: la cittadinanza greca del neo-presidente che, a stare alle argomentazioni del ricorrente ingegner Casilli, designato nella terna inviata a Matteoli, confliggerebbe con la nostra normativa e renderebbe dunque invalida tale nomina. Lo stesso Casilli, inoltre, ha sporto denuncia penale per falso nei confronti del presidente e di alcuni dirigenti dell’Authority brindisina, che avrebbero sottoscritto una dichiarazione secondo la quale Haralambides parlerebbe in italiano, cosa che non risponderebbe al vero in quanto anche nelle occasioni ufficiali pare che parli soltanto in greco o in inglese. Piccole cose, se vogliamo, di pessimo gusto: ma sui porti ormai succede anche questo.

E in questo quadro, già movimentato, si inserisce ora l’impugnativa contro la nomina di Mariani, notificata nei giorni scorsi da parte dell’ingegner Manlio Guadagnuolo, designato alla presidenza dell’Autorità Portuale barese dalla Camera di Commercio di Bari.

L’iniziativa giurisdizionale promossa da Guadagnuolo, assistito dal professor Francesco Vetrò del Foro di Roma, per l’occasione domiciliato presso lo studio dell’avvocato Dora Ronzino, sostiene “molteplici e rilevanti vizi di illegittimità” della nomina, incentrati soprattutto sulla mancanza dei requisiti del Mariani per tornare ad assumere la carica di presidente dell’Autorità barese.

In sostanza – sostiene Guadagnuolo – alla luce dei risultati della gestione del primo quadriennio di Mariani e di gravi irregolarità ed inefficienze – che hanno condotto, nel giugno del 2009, alla rimozione dello stesso Mariani da parte del ministro Matteoli, anche a seguito degli accertamenti condotti da un’apposita Commissione ministeriale d’indagine – la nomina sarebbe stata fatta in violazione dell’articolo 7 della legge n. 84/94; che nel prevedere la revoca del mandato del presidente dell’Autorità Portuale qualora il conto consuntivo evidenzi un disavanzo, fa assurgere il “risultato” contabile a dirimente requisito per la permanenza in carica e, gioco forza, anche per la nomina a presidente. Una norma ad applicazione pressocché automatica, che – sempre secondo il ricorso – impone al ministro di rimuovere immediatamente la figura di vertice dell’Autorità Portuale, non appena venga constatato il disavanzo di gestione nel bilancio annuale.

Dunque, Mariani avrebbe chiuso gli ultimi due bilanci con un forte disavanzo, di Euro 1.200.000 nel 2010 e di Euro 500.000 nel 2009, a causa, come riportato nella relazione del collegio sindacale dell’A.P., dell’aumento delle spese di personale e di quelle per servizi istituzionali.

Il ricorso di Guadagnuolo, dopo l’avvenuta notifica alle parti interessate, nei prossimi giorni verrà depositato al Tar Bari, che dovrà esprimersi inizialmente sulla sospensiva della nomina di Mariani.

Tutto ciò quasi in contemporanea con la decisione del Tar Lecce sul presidente di Brindisi. Con l’attuale stato di cose, la portualità pugliese, per di più in una congiuntura già così difficile per il cluster marittimo-portuale italiano, vivrà dunque una stagione di grande precarietà, causa scelte che – come peraltro in altre parti d’Italia – hanno avuto come matrice principale gli accordi politici.

A.F.

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Pubblicato il
1 Ottobre 2011

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