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L’ultima: tassare i natanti

ROMA – Un tempo si diceva che non conviene stuzzicare il culo alla cicala. Tradotto: sulle questioni delicate, meno si sta a far rumore meglio è.


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Il tutto calza a pennello sulla vicenda della nuova tassa di stazionamento per le barche, che scatterà dal 1º maggio prossimo. E’ stato spiegato a profusione che non solo è sbagliata sulla sua articolazione – un tot a metro di lunghezza per chi staziona o naviga in acque italiane, qualsiasi sia la nazionalità – ma che rischia di produrre risultati negativi anche sul piano economico, perché metterà in ginocchio l’economia turistica sulle coste e favorirà la fuga all’estero di tante barche.

Il problema però – ed ecco che torniamo al culo della cicala – è che si affacciano da più parti rimedi che appaiono peggiori del male. E che rischiano di abbattersi anche sul popolo delle barchette, quelle da quattro soldi, comprese le gozzette di pochi metri che per molti vecchiarelli rappresentano l’ultimo anelito di libertà, in attesa di mollare definitivamente gli ormeggi. Parliamo della proposta – per ora solo accennata da Ucina, ma che qualche tecnico va sponsorizzando a livello ministeriale – di “spalmare” la tassa anche sui natanti, facendola diventare non più di stazionamento ma di proprietà.

Mi direte: come si fa a tassare i natanti, se non sono registrati né immatricolati? Ecco il guaio: si propone infatti di immatricolarli tutti (e c’è chi parla di farlo agli ispettorati della Motorizzazione invece che alle Capitanerie) con l’ovvio risultato anche di renderli “tracciabili” per il fisco, in un concetto tutto discutibile di equità che porterebbe pressoché in automatico alla fine anche di questo comparto, già massacrato da obblighi assurdi e costosi come la zattera costiera, il caro carburante e la crisi generale dei consumi.

Dunque, attenti a quello che i cosidetti esperti vanno proponendo. Perché la prossima pensata potrebbe anche tassare i braccioli gonfiabili dei bambini o le biciclette con le ruotine degli stessi. Siamo un paese di eroi, di santi, ma anche di imbecilli masochisti. O sbaglio?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
11 Gennaio 2012

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