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Il mito di Baglietto allo Yacht Club Italiano

VARAZZE – Nella sua lunga storia, il primo scafo è del 1854, Baglietto ha avuto un ruolo preminente nella nautica. Ancora di più lungo quelle 35 miglia che separano Varazze dallo YCI, con il quale ha avuto un legame importantissimo. Da allora le vicende del cantiere sono scritte nel nome dei tanti yacht che hanno segnato la sua storia e, inevitabilmente, quella dello YCI. Moltissime, infatti, le barche del cantiere di Varazze che hanno issato a riva il guidone sociale: La Spina, EA, Miranda IV, Mizar, Radar, Ciocca II, Caroly… per citarne alcune.

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Per sintetizzare il genio del cantiere, però, basta ripercorrere le vicende di una barca in particolare: all’inizio di giugno del 1951, esattamente il 5, i Cantieri Baglietto vararono la prima “superbarca” d’altura italiana del dopoguerra, il Miranda IV. Disegnata da un grande progettista inglese dell’epoca, Jack Laurent Giles, all’epoca cinquantenne, Miranda presentava linee alquanto diverse da quelle tipiche di questo progettista, con un’innovazione ardita ed estremamente efficace, la pinna di deriva di ridotte dimensioni e la pala del timone staccata dalla stessa, all’estremità posteriore dell’opera viva, imperniato su un supporto che non veniva ancora chiamato skeg.

Il Miranda IV si dimostrò subito quasi imbattibile.

Miranda IV è atipico, nella produzione di Giles, che sino alla scomparsa nel 1969 non risulta abbia disegnato altre barche con il timone separato dalla chiglia; l’importanza di questa caratteristica per ridurre la superfice bagnata non sfuggì invece a Vincenzo Vittorio e a Pietro Baglietto che elaborando dagli spunti del Miranda disegnarono il Mait e l’EA, altre due barche che hanno fatto la storia dell’altura italiana e del Club.

Durante una recente rievocativa è stata ripercorsa la storia del cantiere insieme a Emanuela Baglietto, figlia di Pietro Baglietto, con il supporto qualificato dei relatori architetto Piero Maria Gibellini, che ha scritto nel 2018 due magnifici volumi sulla storia di Baglietto e dell’esperto del marchio del Gabbiano, Francesco Foppiano, le tappe fondamentali della storia del cantiere Baglietto, dalla fondazione fino al suo affermarsi, ancora oggi, come uno dei marchi più importanti al mondo. Francesco Gandolfi, infine, ha raccontato alcuni aspetti inediti dei progetti a vela più significativi del cantiere.

L’ingegner Michele Gavino, attuale ceo di Baglietto, illustrerà quindi i piani di rilancio della storica azienda da parte della famiglia Gavio, che l’ha acquisita nel 2012.

Allo scopo innanzitutto di riaffermare il primato di Baglietto, ricollocandolo tra i maggiori cantieri a livello internazionale, sono stati intrapresi ingenti investimenti, grazie ai quali sono state potenziate le infrastrutture del cantiere, in particolare attraverso la bonifica dell’intero sito produttivo che si estende oggi per 35.000 mq, la realizzazione di tre capannoni per la costruzione al coperto di scafi fino a 65 metri e di banchine attrezzate per ospitare yacht fino a 70 metri.

L’importante sforzo del cantiere non si esaurisce nelle attività dedicate alla realizzazione di splendide imbarcazioni, ma riguarda anche la rilevante attività di progettazione di nuovi modelli, che costituiranno altrettante basi per lo sviluppo ed il consolidamento futuri.

Puntare su ricerca e sostenibilità, grazie a nuove soluzioni ecosostenibili e scelte a basso impatto ambientale, sarà una delle missioni del cantiere per il futuro, che ha già in atto alcune partnership scientifiche volte a verificare la possibilità di impiego di materiali innovativi e nuove tecnologie.

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Pubblicato il
1 Febbraio 2020

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